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Mensile dell'OFTAL

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ITINERARIO DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE - ANNO 2018
foto news

Intervento di p. Roberto Villa omi

Si riporta l'intervento di p. Roberto in occasione del secondo incontro di formazione tenutosi il 29.06.
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TRACCIA ITINERARIO DI FORMAZIONE PER VOLONTARI OFTAL 2018
ACCOGLIERE – ACCOMPAGNARE – SERVIRE
A cura di p. Roberto Villa omi
ACCOMPAGNARE
 
La maturità inizia quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi.” Albert Einstein

Premessa

Abbiamo perso la capacità di prenderci cura gli uni degli altri. È un’esperienza che facciamo di tanto in tanto nella vita, quando ci accorgiamo che qualcuno ha bisogno di noi. Non abbiamo mai tempo.
Non solo abbiamo perso la capacità di prenderci cura gli uni degli altri ma abbiamo perso anche la capacità di lasciare che gli altri si prendano cura di noi.
«Te la devi cavare da solo» è il mantra con cui siamo cresciuti e con cui educhiamo i nostri figli. 
Così cavarsela da soli e non essere di peso agli altri è divenuto un gesto considerato di estrema generosità. Con conseguenze spesso aberranti. 
In passato non è stato sempre così, e sempre in passato il prendersi cura degli altri non è stato un compito esclusivamente femminile, tutti erano in qualche modo coinvolti nel prendersi cura gli uni degli altri. Si imparava da piccoli, per imitazione, in famiglia. Era lì che si viveva il rapporto con le persone malate e con la morte. In realtà si insegnava l’atteggiamento da avere nei confronti del dolore degli altri.
Si dice che chi svolge lavori di assistenza e di cura alle persone nel proprio lavoro deve rimanere distaccato e professionale, altrimenti «si brucia». È il tema della sindrome del burn out. 
Si può affermare che alla base del burn out c’è un delirio di onnipotenza. Quello che può fare chi assiste ed accompagna una persona malata è un insieme di tante piccole e semplici cose, ma quelle piccole e semplici cose sono di gran valore per chi sta male. Quello che si può fare è creare una rete di sostegno intorno a chi sta male, una rete capace di sostenere non solo la persona malata, ma anche chi l’ assiste.

Accompagnare alla luce di Evangelii Gaudium

Nel primo capitolo della Evangelii Gaudium, Papa Francesco esorta la Chiesa a uscire da stessa, a convertirsi pastoralmente, a ritrovare il “cuore del Vangelo da annunciare, a riconoscere una missione che si incarna nei limiti umani, e a essere una madre dal cuore aperto. Questi sono atteggiamenti necessari per rendere efficace il mandato missionario (19), il cui scopo è anche d’insegnare ciò che Gesù ha essenzialmente insegnato, cioè l’amore.
Si tratta di seguire l’esempio di Gesù che andava ovunque, nei villaggi vicini, per predicare, di modo che tutti, specialmente i più poveri (48), potessero sperimentare la gioia del Vangelo (21-23). La Chiesa “in uscita” è quella che si preoccupa di coloro che “vivono senza la forza, la luce e la consolazione dell’amicizia con Gesù Cristo, senza una comunità di fede che li accolga, senza un orizzonte di senso e di vita” (49).
Per rispondere a questa preoccupazione occorre innanzitutto sperimentare “l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva”, poi “prendere l’iniziativa” con il “desiderio inesauribile” di offrirla, coinvolgendosi come Gesù ha fatto (vedi esperienza di don Alessandro Restelli). 

Accompagnare

Nel tema dell’ ACCOMPAGNAMENTO c’è l’anima di ciò che proveremo a dire sul legame profondo che ci unisce (in quanto creature umane): la possibilità di sostenersi l’un l’altro, di supportarci, di accompagnarci. 

“Fratello – Aiuto”  

Abbiamo scelto il tema “Accompagnare” e lo vogliamo da subito sottotitolare con altri due vocaboli: “Fratello – Aiuto” perché queste due parole sono l’una dentro l’altra. Fratellanza è la radice della nostra identità di esseri umani. Aiuto è la parola che dovrebbe innescarla. Quando queste due parole marciano insieme, l’umanità prende il suo verso. 
Ed eccoci a noi, all’OFTAL. Ne conosciamo le origini, ma molte volte ci chiedono e ci chiediamo che tipo di aiuto può offrire uno spazio come il nostro alle tante sofferenze, alle tante richieste di aiuto che arrivano?

Accompagnare si può: ascoltare le viscere per avere compassione

“Chi è il mio prossimo?”. Gesù raccontando la parabola del samaritano sembra dire: ...ma, ragazzi. guardate la vita e capirete. Ve lo farà capire la vita il problema del prossimo. 

Come membri e volontari dell’OFTTAL

Cosa offre l’OFTAL ai pellegrini che vengono da noi portando le loro fragilità? “Un po’ di calore e un boccone di cibo per il cuore”. Ma nell’incontro con ciascuna persona c’è anche la volontà, il sogno, la speranza di riuscire a guardare l’altro “con gli occhi di Dio”. Ama il tuo fratello! Guardiamo l’esperienza di don Alessandro Restelli…

Essere insieme per accompagnare l’altro

Essere insieme vuol dire accompagnare l’altro, significa in fondo abitare un’altra impotenza, accostare cioè all’impotenza degli altri la nostra: è imparare ad aiutare e lasciarsi aiutare, senza pretese, senza certezze. 

Dall’idea alla realtà

L’ascolto di sé e dell’altro richiede un luogo ancora vergine, un luogo dove è consentito deporre le armi e i pregiudizi, dove l’altro non viene trasformato in un’ idea o in un ideale, ma resta vivo, di carne, mobile. Si diventa così compagni di viaggio, amici di cammino, si impara ad accompagnare.

Con occhi aperti sul mondo e sulle sue ferite

Per Gesù guardare e amare erano la stessa cosa: il samaritano, a differenza degli altri, vide quel poveraccio in terra. Ma per vedere ci vogliono occhi aperti sul mondo e sulle sue ferite. Lo sguardo superficiale, quello che vede e passa oltre, quello che galleggia sulla realtà senza afferrarla è lo sguardo di chi ha perso gli occhi del cuore.