Oftal Vercelli Oftal Vercelli Oftal


Aiutaci ad aiutare




Come? Segnando nell'apposito modulo il codice fiscale dell'associazione


94020940022

Lourdes


Mensile dell'OFTAL

Per iscriverti compila il vaglia postale con: c.c.00253138

ITINERARIO DI FORMAZIONE PER IL PERSONALE - ANNO 2018
foto news
29 giugno 2018

Secondo incontro

Dopo l'8 giugno scorso, ci ritroveremo tutti alle ore 21,00 di venerdì 29 presso la nostra sede diocesana per il secondo incontro con p. Roberto Villa.
Tema della serata: ACCOMPAGNARE.

Per chi non avesse potuto partecipare alla prima data, ecco l'intervento di padre Roberto.

ITINERARIO DI FORMAZIONE 

ACCOGLIERE – ACCOMPAGNARE – SERVIRE
Traccia
A cura di p. Roberto Villa omi

Premessa

Il tema di questo nostro primo incontro è “Accogliere”. Si potrebbe sviluppare ampiamente. Quante volte abbiamo sentito parlare di accoglienza o quante volte abbiamo usato noi questa parola. Vi siete mai chiesti cosa significa veramente “accogliere” qualcuno? Potete immaginare un comportamento che vi fa sentire accolti? O vi viene in mente una persona che vi ha fatto sentire così ? Accogliere vuol dire prima di tutto avere profondo interesse per l’altro per la sua umanità, le sue idee , per la sua unicità come essere umano. Accogliere significa non giudicare, non porre condizioni alla persona ma accettarla così com’è. 
Il secondo passo fondamentale nell’ accoglienza è l’ascolto attivo partecipe e sincero. Ti ascolto per capire la tua storia, la tua vita, la persona che sei. Non si ascolta solo con le orecchie ma soprattutto con la mente e il cuore. Solo così si può accogliere chi parla.
Vorrei, collocare il tema, anzitutto dentro un quadro d’insieme per coglierne i fini e l’importanza all’interno del nostro percorso formativo. A quale scopo noi parliamo di accoglienza se non perché siamo chiamati a vivere un’esperienza associativa di collaborazione, e quindi di accoglienza reciproca come base fondamentale di uno stile di comunione che deve poter manifestare l’indole evangelica ed ecclesiale dell’Opera che ci è affidata? Accogliere la comunione come dono. Accompagnare il cammino di comunione. Servire in comunione e la comunione ecclesiale. 
Mi conterrò, pertanto, dentro il cammino ecclesiale che siamo invitati a realizzare alla luce di Evangelii Gaudium, l’esortazione apostolica di cui avete certamente conoscenza, se pur non così scontatamente assimilata, ma dalla quale non possiamo prescindere.


Accogliere

Benvenuti! Benvenuti a casa. Nella vostra casa. Forse non ancora del tutto rimessa a nuovo, ma è sempre lei. La casa dove abitiamo. Sono cambiate molte cose, con un solo obiettivo: rimanere noi stessi. Non vogliamo compiere chissà quali salti di qualità, ma solo rompere il guscio dell’abitudine che alla fine, invece che proteggerci, ci impedisce di crescere. Rispetto a 86 anni fa, tanti ne conta questa Opera, la vita è trasformata. Si tratta dunque di non perdere lo spirito degli inizi, di ritornare ogni volta alle fondamenta. Il primo tema che mi è stato chiesto di sviluppare per voi volontari è basilare. È la parola da cui è sbocciata l’esperienza dell’OFTAL. Accogliere. Molte cose diremo su questa parola, ma mi piace anticiparne una. È un pensiero che mi disse una volta un amico: “Sai, quando arrivi all’OFTAL è come se le persone stessero aspettando proprio te”. Tuttavia, non possiamo limitarci al semplice sentimento. Urge un’attenzione personale e pastorale che emerga come imperativo e condizione del nostro operare per essere degli associati affidabili, dei cristiani credibili e non unicamente generosi volontari.

La mistica dell’incontro

   Papa Francesco nei suoi discorsi, omelie, catechesi sul tema della comunione, a livello ecclesiale e sociale, è ritornato più volte sulla centralità del camminare insieme di cui il pellegrinaggio ne è simbolo e sulla vita fraterna, quale spazio per sperimentare la salvezza di Dio e maturare in umanità. Quanto affermato è particolarmente rilevante e impegnativo per coloro che, per scelta di vita, o perché impegnati nel servizio ecclesiale e associativo, optano per una forma di esperienza che includa la vita fraterna comune e comunitaria. Evangelii gaudium offre a questo riguardo profonde motivazioni e preziose indicazioni: accompagna a riconoscersi «chiamati/e insieme» e a cogliere la dimensione sociale dell’annuncio cristiano; segnala – con sapienza e “senso pratico” – atteggiamenti e prospettive necessari per vivere in comunione e in fraternità; richiama il significato escatologico ed ecclesiale di una vita in comunione. 
Noi stessi, in quanto membri OFTAL che vive il suo carisma a servizio della Chiesa che è in Vercelli, siamo interpellati ed invitati a fare nostri gli Orientamenti pastorali dell’Arcivescovo Marco, che presiederà, inoltre, il pellegrinaggio diocesano di Agosto. 


Riconoscersi chiamati insieme

La visione ecclesiologica di papa Francesco non nasce dall’oggi al domani, ma si sviluppa sulla scia della visione di chiesa del Concilio Vaticano II: la Chiesa è Popolo di Dio, formato da battezzati, tutti soggetti attivi nell’evangelizzazione e nell’opera missionaria. La chiesa vive di una dinamica di comunione, che nasce dall’annuncio del vangelo accolto nella fede. Una comunione aperta, dinamica, missionaria; una missione generosa e solidale, vissuta insieme, mediata in parole significative, attestata in gesti di carità concreta. Ancora più profondamente, papa Francesco ricorda che la koinonia ecclesiale media la partecipazione alla comunione trinitaria, dove «ogni cosa trova la sua unità» (EG 117).


Visione antropologica e salvifica

A fondamento di questa lettura ecclesiologica stanno una visione antropologica e un’idea di salvezza che pensano l’essere umano come persona, soggetto in relazione. L’essere umano è stato creato a immagine della comunione divina (EG 178), per cui la salvezza non è individuale, né può essere ridotta a prospettive individualistiche. L’insistenza sul “Noi” è scevra da qualsiasi tentazione di omogeneizzazione o uniformismo: Evangelii gaudium richiama più volte il pluralismo, di doni e compiti, di culture e linguaggi, di cui la famiglia umana e la chiesa sono arricchiti e di cui ogni autentica unità vive.


Per una fede autentica e una reale umanizzazione

Chi vive secondo queste prospettive e si adopera per una trasformazione sociale e culturale alimentate da questa visione percorre un cammino di reale umanizzazione e fede autentica: «quando viviamo la mistica di avvicinarci agli altri con l’intento di cercare il loro bene, allarghiamo la nostra interiorità per ricevere i più bei regali del Signore. Ogni volta che ci incontriamo con un essere umano nell’amore, ci mettiamo nelle condizioni di scoprire qualcosa di nuovo riguardo a Dio» (EG 272).


Camminare in comunione

Nel secondo capitolo, dedicato alla crisi dell’impegno comunitario, il papa segnala – in rapporto allo sviluppo della comunicazione – l’importanza di «scoprire e trasmettere la “mistica” di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica, che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio»(EG 87). Un passaggio rapido, espresso nell’evocativo stile di papa Francesco, estremamente significativo per delineare prospettive concrete in cui si esprime e si realizzala comunione fraterna e sororale. 


Maturare in alcune convinzioni

Si tratta per questo di maturare in alcune convinzioni e atteggiamenti che rendono possibile questo vivere insieme, mescolarsi, incontrarsi, prendere in braccio, appoggiarsi, partecipare, a tutti i livelli e in tutte le diverse forme di vita fraterna comunitaria che ci vedono protagonisti.
- Una prima pre-condizione tocca la nostra autocoscienza. 
- In secondo luogo diventa essenziale imparare ad affrontare tensioni e conflitti che sempre segnano la vita fraterna comunitaria. Al tema dedica un paragrafo “L’unità prevale sul conflitto” (EG 226-230) perché «il conflitto non può essere ignorato o dissimulato. Deve essere accettato.


La misericordia come atteggiamento basilare

L’atteggiamento basilare che deve abitare la coscienza di ogni credente e diventare atteggiamento abituale per giudicare la realtà e stile di comportamento per operare è la misericordia. 
Ciò che deve guidare la crescita della comunità è la consapevolezza che il “tutto è superiore alla parte” e alla somma delle parti (EG 234-237). Il tutto è dato, infatti, anche dalle relazioni che sussistono tra le parti e dalla coscienza di formare insieme il Noi, quali parti co-costituenti. (EG 235).
 

Testimoni di comunione nella misericordia

Il concilio Vaticano II ci richiama al senso ultimo della nostra scelta di vita: essere segno vivente nella chiesa e per la chiesa del Regno di Dio, comunione con Dio e unità tra le persone e i popoli (cf. ad es. Lumen gentium, 44). La testimonianza di vita fraterna comunitaria appare in tutto il suo carattere di profezia di questo mondo nuovo, in cui si vive nell’amore per Dio e per i fratelli/sorelle, capaci di dare e ricevere nell’agape. 

L’Esortazione apostolica di papa Francesco delinea le vie concrete di una rinnovata vita nella misericordia che rende possibile questa testimonianza vivente di comunione, di accoglienza, consapevoli che di questo e per questo cresce la vita fraterna, vera icona della comunione divina, autentico spazio di realizzazione dell’umano.